In caso di avvelenamento

La sintomatologia dell’avvelenamento da fungo è purtroppo variabile da fungo a fungo: le sostanze tossiche contenute nei funghi determinano intossicazioni più o meno gravi, con conseguenze a evoluzione benigna oppure mortale, a seconda delle tossine ingerite e contenute nella specie.

Se dopo un pasto a base di funghi vi fa male la pancia e notate disturbi gastrointestinali, può trattarsi di un avvelenamento più o meno grave ma risolvibile con una lavanda gastrica.

Se invece i sintomi appaiono dopo 6 ore o addirittura dopo giorni, con forti dolori addominali, vertigini, vomito, sudorazione e difficoltà di respirazione, allora l’avvelenamento è ben più grave: si tratta di ingestione di funghi letali che, quando non portano alla morte, lasciano però nel fisico tracce significative ed immutabili.

Le sindromi da avvelenamento da funghi possono infatti essere di due tipi:

- A incubazione breve: l’insorgenza dei sintomi si presenta tra la mezz’ora e le tre ore dopo l’ingestione. Queste hanno di solito un decorso benigno non provocando lesioni organiche. -

- A incubazione lunga: i sintomi compaiono dopo un periodo che va dalle 6-8 ore a più giorni; queste hanno spesso un decorso letale per i gravi danni apportati ad organi vitali come il fegato, i reni e l’apparato circolatorio.

La prima cosa da fare è chiamare un medico informandolo dell’ingerimento di funghi velenosi in modo che possa mettersi in contatto con un centro specializzato. Bisogna tenere la persona avvelenata al caldo e non somministrarle alcun alcolico. Reperite i funghi ingeriti (anche attraverso le feci o il vomito se necessario) in modo che gli esperti possano analizzarli in laboratorio e capire con precisione di quale fungo si tratta.

Anche la descrizione del luogo di raccolta del fungo e il suo aspetto sono importanti per risalire alla specie tossica. Esistono poi delle specie di funghi commestibili che però sortiscono effetti piuttosto fastidiosi su soggetti particolarmente sensibili o allergici.

Eccone un paio. Clytocybe nebularis, chiamata anche “nebbione”, “ordinale”, “pevein”, “cimballo grigio”: è un fungo tossico se ingerito crudo, in grandi quantità oppure in pasti consecutivi. Il nebbione provoca disturbi a lungo termine dovuti ad accumulo di sostanze tossiche, anche dopo qualche anno dal primo consumo.

L’Armillariella mellea, chiamata volgarmente chiodino, è un fungo alquanto discolo, specialmente se cresciuto sotto faggi o conifere, in quanto provoca fenomeni di accumulo di sostanze dannose nel nostro organismo e va sempre mangiato previa cottura e mai con troppa continuità.