5 tipologie di latte vegetale

Inizialmente utilizzato in alternativa al più comune latte vaccino solo per motivi clinici o dietetici, il latte vegetale ha preso sempre più piede nella nostra alimentazione, comparendo frequentemente sulle tavole degli italiani. Il latte vegetale viene impropriamente definito latte, una scelta dovuta probabilmente al forte appeal commerciale del termine: in realtà si tratta di una bevanda ottenuta a partire da diverse fonti quali ad esempio, soia, riso, cocco, mandorle, avena o nocciole. L’alimento d’origine determina ovviamente variazioni sia nelle caratteristiche organolettiche che nelle proprietà nutrizionali.

Quando preferire il latte vegetale

Si ritiene erroneamente che il latte vegetale sia nutrizionalmente più adeguato rispetto a quello vaccino per le esigenze di un individuo adulto.

In realtà, partendo dal presupposto che in entrambi i casi non si tratta di alimenti indispensabili, sarebbe utile preferire il consumo di latte vegetale:

- in presenza di intolleranza al lattosio o malattie infiammatorie croniche intestinali;

- diarrea di diversa natura;

- allergia alle proteine del latte;

- ipercolesterolemia.

Come scegliere

Il primo passo verso una scelta consapevole è ancora una volta guardare l’etichetta. Ogni tipologia di latte vegetale, infatti, presenta ingredienti e valori nutrizionali molto diversi.

Nel leggere l’etichetta prestate attenzione a valutare:

- l’origine del cereale o del legume di partenza (preferite sempre prodotti BIO);

- la presenza di sodio;

- l’aggiunta di zuccheri, quali e in che quantità;

- la presenza di oli vegetali;

- l’aggiunta di ulteriori stabilizzanti o esaltatori di sapidità;

- l’eventuale aggiunta di sostanze con valore nutritivo come vitamine e minerali.

A questo punto, non ci rimane che scegliere il latte più adatto alle nostre esigenze.

Quale scegliere

Latte di soia

E' il più consumato in alternativa al latte vaccino grazie alle sue caratteristiche nutrizionali.

Essendo naturalmente ricco di proteine (almeno 3 g per 100 g) e povero di carboidrati (0,8-3 g per 100 g), viene utilizzato anche nei protocolli dietetici e tra gli sportivi.

Il gusto, qualora non fosse di gradimento, si può mascherare facilmente con l’aggiunta di caffè o cacao, mentre la digeribilità è assolutamente ben tollerata.

Il rischio di allergie, tuttavia, rimane alto nei soggetti predisposti.

E’ generalmente controindicato nei soggetti con pregressa storia di patologie endocrine per la presenza di potenziali interferenti.

Latte di riso

Seppur poco calorico, si distingue dal latte di soia per un tenore proteico più basso e un contenuto di carboidrati sensibilmente più alto, tanto che arriva a toccare anche i 9-10 g per 100 g.

Dal gusto più tenue e generalmente più dolce, è indicato anche per i celiaci ed è ben tollerato da chi soffre di reflusso e patologie gastro-enteriche.

Essendo caratterizzato da un’ottima tollerabilità ma scarso valore nutrizionale, si ritrova spesso arricchito con minerali e vitamine.

Latte di avena 

In termini nutrizionali si pone tra il latte di soia e quello di riso per quantità di carboidrati e proteine.

Dal gusto neutro, può essere utilizzato per la preparazione di ricette sia dolci che salate.

Ha un’ottima tollerabilità intestinale ma, al contrario di quello di riso o di soia, non può essere utilizzato da soggetti celiaci.

Lo si trova spesso aromatizzato e arricchito con minerali e vitamine.

Latte di cocco 

E' tra le varietà di latte vegetale più caloriche per il contenuto di grassi che supera abbondantemente i 15 g per 100 g.

Naturalmente povero di carboidrati, il latte di cocco è molto apprezzato sia per il gusto tipicamente tropicale che per il potere saziante, e viene utilizzato con successo in particolari regimi dietetici come quello chetogenico.

Latte di mandorle, nocciole e noci

Queste bevande vegetali sono ottenute dalla frutta secca e vengono solitamente addizionate con zuccheri per renderne più gradevole il sapore.

Con valori nutrizionali simili al latte d’avena e una maggiore rappresentanza dei lipidi, presentano tuttavia un potere allergizzante decisamente più importante rispetto alle altre tipologie di latte.

Latte vaccino: sì o no?

Spesso demonizzato e talvolta esaltato, il latte vaccino rappresenta sicuramente uno dei protagonisti indiscussi delle colazioni degli italiani.

La presenza di proteine ad alto valore biologico, vitamina B12, calcio e tracce di vitamina D, rende il latte vaccino un alimento nutrizionalmente completo, seppur non indispensabile.

Ben tollerato nei primi anni di vita, quando la presenza dell’enzima lattasi, deputato alla digestione dello zucchero del latte, è presente nelle sue massime concentrazioni, il latte vaccino copre alcune esigenze nutrizionali con gusto e qualità.

In età adulta risulta spesso peggio tollerato e pertanto sostituito con altre bevande.

Ribadendone la non indispensabilità, il latte vaccino risulta tuttavia un alimento adeguato anche per le esigenze nutrizionali dell’adulto se opportunamente introdotto nella dieta con una frequenza compresa tra le 2 e le 4 volte settimanali.