Combattere il jet-lag a tavola

Intontimento, nausea, mal di testa, inappetenza: sono alcuni dei sintomi più comuni del jet-lag. Dopo un lungo viaggio in aereo verso stati con diverso fuso orario è possibile sperimentare la "travel fatigue", un disorientamento biologico legato al cambiamento d’orario, di abitudini e soprattutto del rapporto luce/buio, che solitamente impiega qualche giorno prima di risolversi autonomamente. Questa condizione può essere anche influenzata dalla dieta subito prima, durante e dopo il viaggio. Il tutto, come dimostrano numerosi e recenti studi, è da attribuire a una piccola area nervosa, presente a livello ipotalamico, che regola l’attività di una serie di neuroni e di una serie di fattori che a cascata controllano le funzioni del nostro organismo. Più precisamente si è dimostrata la presenza di un “orologio centrale” denominato proprio “central clock” che regola una serie di orologi periferici, in grado poi di influenzare la funzionalità dell’organismo. Questo orologio, un po' come un termostato, scandisce i tempi del nostro metabolismo ed è a sua volta controllato da diversi fattori come il rapporto luce/buio, la temperatura corporea, gli ormoni e quindi anche la dieta. Per questo motivo si potranno effettuare alcune scelte dietetiche, in grado di minimizzare gli effetti del jet lag.

Prima di partire...

Nei giorni precedenti la partenza è preferibile effettuare una dieta sana, non troppo ricca, mantenendo una piccola quota di carboidrati a cena, preferibilmente derivanti da cereali integrali.

Durante il viaggio...

1_Evitare il consumo di caffè, tè, alcol e sostanze eccitanti durante il viaggio, soprattutto se molto lungo. Sarebbe preferibile evitare pasti abbondanti e preferire diversi piccoli snack, magari con frutta e frutta secca, in grado di garantire un perfetto equilibrio ormonale.

2_Mantenersi idratati con acqua o tisane.

Una volta arrivati a destinazione...

Il digiuno di 12-24 ore sarebbe da preferire perché garantirebbe una rapida regolazione dei ritmi biologici.

Il digiuno intermittente potrebbe rappresentare un'alternativa altrettanto efficace, alternando fasi di 12-14 ore di digiuno a fasi di rialimentazione. Secondo gli studiosi, questo “timing” garantirebbe una perfetta pulsatilità ormonale, efficace nel preservare le condizioni di salute. Sarebbe quindi utile digiunare fino all’indomani mattina dell'arrivo, per effettuare successivamente una ricca colazione, con una marcata componente proteica.

Si potrebbe optare per: uova, yogurt greco, bresaola, fesa di tacchino ad esempio da accompagnare a qualsiasi fonte di carboidrati, preferibilmente complessa, e alla presenza di grassi polinsaturi, come quelli provenienti dalla frutta secca, in grado di controllare direttamente il nostro “clock”.

Si possono consumare tè, caffè e cioccolato fondente, da evitare invece nella seconda parte della giornata. A questa colazione seguiranno altri due pasti che verranno consumati in una finestra oraria massima di 6 ore, alla quale seguirà una nuova fase di digiuno fino alla mattina successiva.

Potrebbe essere utile seguire questa metodica dietetica per 2-3 giorni dal nostro arrivo, o sospenderla anche prima in assenza del malessere da viaggio.